THE FOOD GAZETTE – martedì 1 maggio 2018

A pranzo con il coach

Davide Schioppa. Ospite Enrico Saverio Pagano. Direttore d’orchestra a 19 anni

Nonostante le previsioni, il sole splende alto nel cielo. Corso Garibaldi a Milano pullula di gente e i locali hanno allestito i primi dehors per accogliere gli ospiti sotto il tiepido sole meneghino. L’appuntamento con Enrico Saverio Pagano, uno tra i più giovani Direttori d’Orchestra italiani è alle 14.30 da Tamandi Bakery, un piccolo gioiello enogastronomico al civico 26. Una bottega artigianale dove poter degustare un’ottima focaccia: dalla classica liscia genovese ad altre assolutamente ricercate e sfiziose. La scelta è veramente difficile, io opto per …..una focaccia ma sono sicuro che durante l’intervista insieme a Enrico ne assaggerò altre.

Di fronte a queste prelibatezze inizia la nostra chiacchierata.

 

D: Com’è nata la tua passione per la musica classica. Ti è stata tramandata dalla tua famiglia o è emersa semplicemente in te?

E: In un certo senso sono due binari paralleli che hanno trovato un punto d’incontro. Ricordo che sin dall’infanzia in casa aleggiavano le note della musica di Bach, Beethoven, Mozart e Brahms, i miei genitori non sono musicisti ma amavano e, amano tuttora, ascoltare le sinfonie austriache tedesche. La nonna, anche lei grande melomane, quando era ora di andare a letto non mi raccontava le classiche favole, ma i libretti d’opera. Posso tranquillare dire di essere nato e cresciuto immerso nella musica. La decisione di continuare a coltivare questa passione ne è stata la naturale conseguenza. Inizialmente mi sono incentrato più sull’ascolto della musica, a sette anni ho iniziato a studiare violoncello poi la composizione e successivamente la direzione d’orchestra.

D: Sei diventato Diretto d’Orchestra giovanissimo (a 19 anni Ndr) se ti dico una parola, #responsabilità, che cosa mi rispondi?

E: Sicuramente il mio lavoro è una grandissima responsabilità. In primis verso la musica e verso i compositori con cui ti devi confrontare ogni giorni. La responsabilità più grande è probabilmente verso di loro, verso i geni della musica, che hanno fatto la storia. È necessario tener ben presente che sul palco occorre mettere loro in primo piano e non te stesso; questa è una cosa molto importante. Capita, durante un concerto, di dimenticarsi lo scopo principale per cui siamo su un palcoscenico ossia quello di ricreare le emozioni e le atmosfere che questi grandi musicisti volevano trasmettere al loro pubblico. L’altra responsabilità è ovviamente verso tutte le persone che lavorano con me, una responsabilità tanto lavorativa quanto umana. Direi che questa parola è alla base del mio lavoro.

D: Cos’è secondo te l’autorità e cos’è l’autorevolezza?

E: Autorità è qualcosa che viene imposto. Autorevolezza è qualcosa d’innato. Una persona autorevole è una per- sona che all’interno di un gruppo viene considerato un leader senza aver bisogno di imporsi. Essere autoritario significa farvalere il proprio ruolo imponendolo agli altri.

D: Nel tuo caso specifico il tuo gruppo di lavoro come ti vede?

E: All’inizio, quando ho deciso di fondare l’orchestra, le persone hanno scelto di suonare con me. Stiamo parlando dei primi due anni quando non c’era alcun supporto economico. Circa una ventina di ragazzi mi hanno seguito nell’obiettivo comune di creare una realtà itinerante di orchestra da camera. Penso quindi di poter affermare che hanno riscontrato in me una certa autorevolezza. Oggi, con la Fondazione Antonio Carlo Monzino di Milano (nel maggio 2017 Enrico Saverio Pagano, è stato selezionato dalla Fondazione come direttore musicale del Progetto MozART. Il progetto ha l’obiettivo di avvicinare nuovo pubblico all’opera lirica mediante la produzione e la messa in scena di titoli operistici di W.A. Mozart Ndr), abbiamo una struttura più definita alle spalle e si parla di un vero e proprio lavoro con contratti e compensi. Questo ovviamente fa sì che il mio ruolo abbia assunto una forma più istituzionale. Per questo devo ringraziare il produttore Andrea Pirera, fondatore dell’Associazione Musicale Andromaca, che ha creduto in me e mi ha dato questa bellissima opportunità.

D: Cos’è per te il successo?

E: Questa è la parola più difficile fino ad ora. Un successo èsicuramente quando sul palco ascolto un’esecuzione e questa rispecchia fedelmente l’idea che avevo nella mia testa. Il successo è sapere di aver fatto un buon lavoro e di aver ottenuto un buon risultato. E ovviamente quando ricevi dal tuo pubblico riscontri positivi.

D: Quanto è importante per te il giudizio degli altri?

E: Noi siamo interpreti e il giudizio della critica e degli spettatori sono parte del nostro lavoro che è quello di ricreare un momento musicale che inizia e finisce sul palco. Oggi esistono le registrazioni audio e video sempre più fedeli alla verità del concerto che però rimane un evento unico e irripetibile. Il giudizio di chi ascolta è fondamentale. Se entriamo nella sfera privata, devo ammettere che qui devo lavorare ancora un po’. Non sono ancora arrivato al punto di riuscire a farmi scivolare via le critiche non costruttive. Sono però convinto che non ci si debba fare influenzare più di tanto. Nel momento in cui si ha ben chiaro nella propria testa il percorso musicale che si vuole intraprendere, bisogna percorrere dritti quella strada.

D: Cos’è per te l’#allenamento per arrivare all’obiettivo?

E: Mi ha aiutato molto lo sport agonistico. Durante i cinque anni delle scuole superiori ho praticato canottaggio. Costanza e allenamento sono la base non solo dello sport. Devo dire che mi ha aiutato molto nel mio lavoro. Anche nel canottaggio c’è una squadra che va guidata e motivata così come su un palco, vedo molte similitudini.

D: Pensi che la musica possa essere un buon strumento motivazionale?

E: Senza alcun dubbio. Parlo per esperienza personale. Quando ho una giornata no mi basta ascoltare due note della musica di Mozart per cambiare completamente umore. La musica però va ascoltata non sentita, ci vuole un ascolto intenso e partecipe..

 

Elena Galbusera

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IL CITTADINO DI MONZA – giovedì 26 aprile 2018

Il “Flauto magico” al Manzoni
Il talento di Pagano per Mozart

 

C’è uno dei più importanti talenti italiani dell’opera sul podio del “Flauto magico” che domani, venerdì 27 aprile, andrà in scena al teatro Manzoni di Monza nel weekend dei ponti.

A dirigere l’opera di Mozart nel progetto prodotto dall’Associazione musicale Andromaca in collaborazione con la Fondazione Antonio Carlo Monzino, è Enrico Saverio Pagano, 22 anni all’anagrafe, ma già capace di raccogliere le attenzioni del pubblico e della stampa specializzata. Nato a Roma nel 1995 Pagano ha studiato violoncello dagli otto anni e fino al diploma al conservatorio di Brescia. Con Gilberto Serembe e Umberto Benedetti Michelangeli studia direzione d’orchestra e si diploma nel 2017. Due anni fa è stato selezionato per partecipare al Curtis Summerfest al Curtis Institute of Music di Philadelphia (Usa), “dove ha modo di essere assistente di Paul Brian, Mark Russell Smith e JD Gersen, nonché di dirigere l’orchestra del Summerfest nella Settima Sinfonia di F. Schubert” ricorda la biografia ufficiale, che sottolinea come tra anni fa, a maggio 2015, si è esibito alla Sala Nervi in Vaticano, per i festeggiamenti del 70esimo anniversario delle Acli, presieduti da Papa Francesco. Lo scorso anno ha debuttato al festival pianistico internazionale di Brescia e Bergamo dirigendo il concerto di inaugurazione del Progetto Beethoven.

L’opera in due atti con libretto di E. Schikaneder, cantata in tedesco e recitata in italiano, va in scena alle 21 sotto la regia di Andrea Bandel, con l’Orchestra Ildebrando Pizzetti, fondata nel 2014.

“Un cast internazionale, una magica rappresentazione fatta di sorprese e effetti speciali: 36 musicisti, 24 coristi, 10 solisti, 3 attori, 1 acrobata” scrivono gli organizzatori, per un’opera che è stata scritta “in forma di Singspiel, una forma popolare tedesca che includeva accanto al canto anche dialoghi parlati e, secondo alcuni, è stata progettata come opera massonica, con l’allusione ai riti massonici, tra cui il più evidente è il numero tre”.

Bandel, nato a Venezia, classe 1966, ha studiato violino e composizione al conservatorio Verdi di Milano e direzione d’orchestra con Carlo Maria Giulini. “Dopo un intenso periodo di attività concertistica, si dedica completamente alla composizione e, in particolare, alla musica da film” si legge nella presentazione: “L’orchestra Ildebrando Pizzetti è stata fondata da Enrico Saverio Pagano e Federica Gatti nel 2014. Raduna giovani musicisti provenienti da Lombardia e Piemonte. “Nel 2015, in occasione dei 70 anni delle Acli, ha suonato in Sala Nervi, in Vaticano, alla presenza di papa Francesco. Nel 2016 ha tenuto un concerto a sorpresa in piazza La Scala a Milano organizzato da American Express”.Lo spettacolo in scena al Teatro Manzoni di Monza il 27 aprile alle 20.30 rientra nel progetto MozArt ideato da Andrea Bandel per l’Associazione Musicale Andromaca presieduta da Andrea Pirera in collaborazione con la Fondazione Antonio Carlo Monzino, ha l’obiettivo di avvicinare i giovanissimi al mondo dell’opera lirica, entrando nelle scuole e presenti”ò.

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IL GIORNO – mercoledì 25 aprile 2018
MONZA. Venerdì al Teatro Manzoni i giovani musicisti del Maestro Pagano

Il Flauto Magico dell’orchestra Ildebrando Pizzetti

 

«IL FLAUTO MAGICO» di Mozart arriva a Monza, sotto la guida di un giovane direttore d’eccezione. Appuntamento venerdì, alle 20.30, al Teatro Manzoni, con l’orchestra Ildebrando Pizzetti, fondata e diretta da Enrico Saverio Pagano, 23 anni, diplomato al Conservatorio di Brescia in violoncello e direzione d’orchestra.

Questa produzione arriva a Monza dopo il successo al Teatro Sociale di Mantova, con standing ovation. È presentata e prodotta dall’Associazione Musicale Andromaca e dalla Fondazione Antonio Carlo Monzino di Milano, per la regia di Andrea Bandel.

La formazione, 35 elementi, è composta da giovani musicisti, molti studenti del corso di perfezionamento dell’Accademia della Scala.

«Giovani e dal timbro chiaro anche i cantanti – dice Pagano – abbiamo voluto dare una lettura fresca dell’opera, fedele, per altro, all’esecuzione del ‘700, dando la possibilità di esibirsi a giovani artisti di talento». Alle 14.30 rappresentazione rivolta alle scuole che hanno aderito al «Progetto MozArt», lezioni concerto tenutesi nelle classi, propedeutiche alla messa in scena. Mentre alla sera, concerto per il pubblico: ingresso da 20, 25 e 28 euro.

 

Cristina Bertolini

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LA VOCE DI MANTOVA – venerdì 20 aprile 2018
Stasera al Teatro Sociale

In scena “Il Flauto Magico” all’insegna dei giovani

 

Mantova – Stasera, venerdì 20 aprile, alle ore 20.30 al Teatro Sociale di Mantova andrà in scena “Il Flauto Magico” di W. A. Mozart, realizzato e prodotto dall’Associazione Musicale Andromaca in collaborazione con la Fondazione Antonio Carlo Monzino. Sul podio il giovane direttore d’orchestra Enrico Saverio Pagano con l’Orchestra Ildebrando Pizzetti, fondata nel 2014. Un cast internazionale, una magica rappresentazione fatta di sorprese e effetti speciali: 36 musicisti, 24 coristi, 10 solisti, 3 attori, 1 acrobata. “Il Flauto Magico”, in tedesco “Die Zauberflöte”, K 620, è un’opera in due atti composta nel 1791 da Wolfgang Amadeus Mozart su libretto di Emanuel Schikaneder, che non era solo un librettista, ma anche un illustre personaggio teatrale. Fu proprio Schikaneder a interpretare per la prima volta il ruolo di Papageno. L’opera è in forma di Singspiel, una forma popolare tedesca che includeva accanto al canto anche dialoghi parlati e, secondo alcuni, è stata progettata come opera massonica, con l’allusione ai riti massonici, tra cui il più evidente è il numero tre. Il Flauto Magico inizia con tre potenti accordi, ripetuti tre volte, in cui predomina il solenne colore di tre tromboni; dopo un grandioso fugato, ecco risuonare ancora i tre accordi. Il tema musicale ritorna tre volte, ed ancora tre le damigelle, tre i geni, e (nel cast originario) tre gli schiavi, tre i sacerdoti, tre i Templi (Natura, Ragione e Saggezza) e tre le prove che Tamino deve superare. Il Flauto Magico, ultima composizione teatrale di Mozart, è una favola meravigliosa, ambientata in un antico irreale e fantasioso Egitto. La storia racconta come il principe Tamino, aiutato dal fedele Papageno, combatte le forze del male e libera l’amata Pamina. L’opera, composta dal musicista da maggio a settembre del 1791, nel proporre i grandi sentimenti di umanità, di bontà, di fratellanza, è pervasa da simbolismi: la contrapposizione uomo/donna, luce/ tenebre, bene/male, cielo/terra, fuoco/acqua; le Damigelle ed i Genietti, la Regina e Sarastro ed infine il flauto d’oro di Tamino ed il carillon di Papageno. Biglietti: platea e palchi 45 euro ridotto 40 euro, loggia e loggione 36 euro, ridotto 30 euro, loggione per studenti 15 euro. (r.spe.)

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